La nostra storia
La storia di WageIndicator
C'era una volta un'organizzazione straordinaria fondata da due donne: la giornalista Paulien Osse e la professoressa Kea Tijdens. Tutto ebbe inizio nel 1999 con una missione chiara e urgente: rendere accessibili a tutti le informazioni salariali in base all'esperienza, al livello di istruzione e al potenziale professionale. All’epoca, la maggior parte dei dati disponibili su stipendi e lavoro riguardava uomini bianchi altamente istruiti con posizioni apicali. Mancavano informazioni per donne, lavoratori autonomi, persone impiegate nella cura e nei servizi domestici, giovani che si affacciavano al mondo del lavoro e lavoratori con qualifiche medio-basse. Da questa esigenza è nato Loonwijzer, il primo indicatore salariale di una lunga serie. Grazie al Salary Check di Loonwijzer, l’interesse è cresciuto rapidamente e ben presto abbiamo introdotto lo stesso strumento in altri Paesi. Nel 2004 ci siamo espansi in tutta Europa con siti come VotreSalaire, Mojplat, Mojazarplata, MeuSalario e TuSalario. Nel 2006 abbiamo iniziato a raccogliere dati sui salari minimi in Paraguay e in India. Una volta esplorata la fascia più bassa del mercato del lavoro, è diventato evidente quanto fosse fondamentale comprendere e monitorare i salari minimi.

Il più grande database al mondo sui salari minimi
L’India, con il suo sistema tra i più complessi al mondo, rappresentava la sfida ideale. Oggi disponiamo del database sui salari minimi più ampio e aggiornato al mondo, che copre 216 Paesi e territori. Nel 2008, il progetto Decisions for Life ci ha spinti a riflettere sui dati realmente necessari per migliorare la vita dei lavoratori, in particolare delle donne. Per comprendere i percorsi professionali, servivano informazioni più approfondite sui salari, gli stipendi e la legislazione del lavoro. In Mozambico, abbiamo lanciato il nostro primo Decent Work Check, uno strumento che permette ai lavoratori di verificare autonomamente i propri diritti attraverso un questionario. Da quell'esperienza sono nati il nostro database globale sul diritto del lavoro e l'intero programma dei Decent Work Check. Nel 2012, abbiamo collaborato con sindacati e datori di lavoro in dodici Paesi africani per raccogliere e analizzare i contratti collettivi di lavoro e inserirli nel nostro database. In molti contesti, questi documenti non erano digitalizzati né facilmente accessibili. Il risultato è stata la creazione di un database globale dei contratti collettivi che copre migliaia di temi e accordi in numerosi settori a livello mondiale.

Dai salari minimi ai salari di sussistenza
Dopo esserci concentrati sui salari minimi, i contratti collettivi e il diritto del lavoro, ci siamo chiesti: quanto dovrebbero guadagnare i lavoratori per coprire il costo della vita? È da qui che abbiamo iniziato a parlare di salari di sussistenza. Nel corso degli anni, la nostra metodologia e le nostre attività hanno subito un'evoluzione profonda: siamo passati dalla raccolta di dati online sul costo della vita a un lavoro prevalentemente sul campo. Oggi copriamo la maggior parte dei Paesi e delle regioni del mondo grazie al nostro database globale sui salari di sussistenza e a un team di oltre 400 addetti alla raccolta dei dati. I salari di sussistenza che calcoliamo sono disponibili pubblicamente per i lavoratori, ma collaboriamo anche con aziende, grandi e piccole, per promuovere l'adozione di politiche salariali dignitose nelle loro attività, fornitori compresi. Inoltre, forniamo dati sul reddito di sussistenza per tutti i Paesi e le regioni e abbiamo sviluppato il concetto di "tariffa di sussistenza" per i lavoratori autonomi. Nel corso degli anni, WageIndicator ha assunto molti nomi in diversi Paesi: Gajimu, Paycheck, Twojezarobki, Rawateb, MyWage, Prake, MiSalario, Lontjek, Barometer, Iltuosalario, Luong, per citarne solo alcuni. Abbiamo inoltre ampliato i nostri database includendo nuovi temi, come la gig economy e l'ascesa dell'intelligenza artificiale.

Il nostro impegno continuo
ContattaciIl nostro obiettivo è sempre rimasto lo stesso: fornire informazioni dove prima non ce n'erano, aggiornarle costantemente e garantire inclusività e accessibilità. Collaborando con università, giornalisti e partner sociali, come facciamo fin dal primo giorno, continuiamo a lavorare per una maggiore trasparenza del mercato del lavoro, per tutti.